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Music Director Aprile 2026: Roshelle

 Roshelle è la Music Director di Aprile 2026

Il primo album di Roshelle "Mangiami Pure" è uscito il 27 Marzo. La cantante ci ha raccontato il suo intimo viaggio creativo e la sua collaborazione con Tommaso Ottomano. Roshelle è la Music Director di Aprile e ha curato una playlist in esclusiva per i lettori di Harper’s Bazaar.

Dopo un periodo riflessivo e introspettivo Roshelle racconta la versione più autentica di se stessa nel suo primo album "Mangiami Pure". Un lavoro che tocca le corde più intime della cantante e che risuona all'unisono in una collaborazione artistica con Tommaso Ottomano.

Com’è arrivata la musica nella tua vita?

È una di quelle cose che la mia persona ha iniziato a fare senza averne un vero controllo. Ricordo tre cose che mi caratterizzavano: cantavo qualsiasi cosa mi venisse in mente - anche i cartelli stradali prima di andare a scuola la mattina - passavo tanto tempo a disegnare e amavo i dolci. A otto anni sono entrata nel coro gregoriano della chiesa di Lodi e ho iniziato a cantare come soprano. Ho imparato a suonare gli strumenti, a leggere gli spartiti, a fare solfeggio e a cantare in altre lingue, come il tedesco e il latino. Ho imparato il linguaggio dei suoni a ampio raggio. Ho avuto la fortuna di incontrare un maestro che mi ha fatta sentire speciale e questo è stato fondamentale. Nella vita, ci sono delle occasioni e delle persone che come uno specchio ti fanno scoprire qualcosa di te che non avevi mai visto e questa esperienza è stata proprio questo.

Come si è evoluto il tuo legame con la musica da quando è diventata una professione?

Il rapporto è sicuramente cambiato, il mio studio non ha mai smesso di essere presente. Ho avuto un periodo in cui non ho ascoltato molta musica, perchè avevo bisogno di un reset che mi facesse capire quale musica risuonasse dentro di me. Quel momento mi ha permesso di scrivere canzoni di vario genere, che non è detto debbano uscire. È stato importante e forse l’avrei dovuto fare da subito, perché le prime canzoni che ho scritto sono state un esperimento, un po’ un imparare in faccia al pubblico. Ora il mio rapporto con la musica è più sereno, riesco a fruirne senza il pregiudizio che potevo avere negli anni passati; mi sento più impermeabile e sensibile.

“Mangiami Pure” segna un capitolo completamente nuovo. Cosa ti sei lasciata alle spalle?

La fretta di finire le cose. In questo album non ho fatto cose che non ho mai fatto prima perché, come dice il mio discografico, io risuono con certe tematiche che mi fanno vibrare le corde dell’anima. Con tutto il tempo che è servito, ho approfondito, anche musicalmente, qualcosa di molto vicino a quello che provo. Sento che nel passato ho gestito le cose con una fretta non necessaria e trovo un buon passaggio di maturità, aver capito la necessità del tempo.

Nella tracce c’è un vero e proprio crescendo, un passare attraverso la rinascita. Immagino non sia stato semplicissimo. Qual è stato il momento che ti ha illuminata nella costruzione di questa narrazione?

Non c’è stato un momento, ma è stato tutto frutto di lunghe riflessioni e di una messa in dubbio quotidiana, di tutto l’operato. Sono stata in dubbio su tanti aspetti fino alla fine, penso di aver lasciato indietro delle cose, ma con un album non si finisce di raccontare. È un progetto che si è messo un po’ in piedi da solo mentre finalizzavano le canzoni e poi è diventato un’opera completa. Ad esempio, stupidamente, non avrei inserito “L’origine del mondo” che invece è una canzone molto importante. Tutto il disco è viola e grigio, mentre quella canzone è luminosa. Quella canzone parla d’amore, le altre parlano della sofferenza che ne nasce o deriva. Pensavo quindi che non c’entrasse con questa storia, invece è una porta che apre a quello che viene dopo - questo il motivo per cui nella tracklist del vinile è stata inserita come ultima.

Com’è nata la collaborazione con Tommaso Ottomano?

È nata a piccoli sorsi. Già qualche anno fa gli feci ascoltare le canzoni che avevo in cantiere, che poi feci anche uscire, trattandole con quella fretta di cui mi pento. Ho avuto poi un lungo periodo di pausa, di riflessione e ritiro in me stessa, in cui ci siamo confrontati e conosciuti meglio. Lui ha capito che dal punto di vista musicale non stavo raccontando bene la mia persona. Lui è riuscito a tirare fuori l’eleganza musicale nella produzione di questo disco. Le canzoni nascevano con un’altra natura e la sua vicinanza le ha rese profonde, le ha fatte volare. Ha aggiunto, ad esempio, quella parte di archi eterei, collaborando con i suoi musicisti preferiti. Anche questo aspetto è una cosa di cui mi sento veramente entusiasta perché, senza nulla togliere alle immense possibilità che da il computer, lavorare con altre anime ti permette di vibrare insieme, ed è un qualcosa da tenere in vita. Tommaso è riuscito a sbloccare delle porte e delle sensazioni, aggiungendo il suo tocco e la sua visione musicale.

Il video de “L’origine del mondo” ha ambientazioni con tanti rimandi, ma al tempo stesso si riempie di dettagli inaspettati. È una scena piena che va rivista più e più volte per essere scoperta. Come avete lavorato alla costruzione di quel set?

Abbiamo un desiderio in comune io e Tommaso ed è quello di far provare qualcosa alle persone che incontrano le cose che facciamo. Che sia di ripudio o di estrema attrazione non importa. Quando si ha lo stesso presupposto, è difficile fare qualcosa di tiepido. Avevamo delle risorse economiche che definirei calibrate e la passione per costruire le cose con le mani - un’altra cosa che abbiamo in comune. Volevamo creare qualcosa noi, ci tenevamo molto, esattamente come abbiamo fatto con “L’origine del mondo”, l’unica canzone dell’album che ho scritto interamente con Tommaso. Abbiamo voluto tradurre una canzone fatta con chitarra e voce anche nel video. Avevamo questa idea di entrare dentro me stessa. Ogni stanza è qualcosa che mi rappresenta, perché come dico nel trailer la casa sono io. Volevamo creare una narrazione magica e così abbiamo iniziato a costruire una stanza con l’idea di girare il video interamente lì - la prima che si vede, in cui succedeva tutto quanto. Una volta completata, ci siamo meravigliati di quello che siamo riusciti a costruire da soli, senza l’aiuto di nessuno. Tommaso mi ha proposto di fare un corridoio accanto alla stanza e da lì è nata una casa di quattro piani. Mentre la costruivamo, nasceva e cresceva anche il senso di tutto il video che culminava in questa punta, dove finalmente trovo quella cosa che sembra così buona, ma che poi in realtà mi fa tremare di sensazioni. Non abbiamo avuto nessuna ambizione di avere un certo tipo di reference, ma ci siamo trovati accumunati da una passione per le ombre e per il tragicomico. Certo è che facendo, le proprie radici, i propri riferimenti vengono fuori ed è bello, perché è come riconoscersi.

“Sott’acqua” è una traccia ipnotizzante che blocca e libera al tempo stesso. Parli di resistenza, parli di domande e osservazioni del circostante, come in un flusso di coscienza. Dici una cosa importante, che il tuo malessere assomiglia a quello degli altri e che infondo non si è così speciali.

Non te lo ridirò mai, le canzoni servono anche a questo (ride n.d.E.). L’illusione di sentirsi speciali, anche più speciali degli altri, penso che sia una grande cosa per chi ha fame di creare. Lì ho voluto ammetterlo, perché ero allo stesso livello dei fiori: sulla terra. Quella canzone la mando a quel paese volentieri. Capisco l’ipnotismo che suscita, ci sono tanti elementi che ti trascinano nell’oblio del volerti per forza farti pensare in qualche modo, perché è ridotta molto all’osso.

Però, se ci pensi parli al presente di quel passato, con una nuova consapevolezza.

Sicuramente sono più consapevole e la consapevolezza mi permette di fare scelte di vita reale migliori, ma è sempre molto labile questo confine. Certa volte anche rifugiarsi in queste direzioni sagge, potrebbe voler dire andare meno in profondità. È invece nei luoghi più inaspettati che si accende il campo della fantasia: un campo sconfinato, che ha bisogno di essere nutrito.

In “Veleno” parli di quanto le relazioni e le persone possano intossicarci. È ovviamente un discorso che può essere applicato a qualsiasi tipo di relazione con un coinvolgimento, non per forza romantico, ma probabilmente è un qualcosa che potremmo estendere anche a come va il mondo oggi. Qual è il tuo antidoto?

Penso di aver scelto di dare attenzione solo a certe cose che riguardano la vita del mondo. Mi interesso e non mi interesso di alcune cose, perché ho deciso di scegliere in prima persona cosa sia importante per me. Il mio antidoto è schermarmi da certe cose che so che mi farebbero togliere tempo a quello che invece ho voglia di fare.

Come ti immagini la trasposizione live di questo progetto?

Sto preparando alcuni eventi che seguiranno l’uscita del disco. A livello di tour me lo immagino musicale, quindi con dei musicisti e in un’atmosfera molto intima. Mi immagino i concerti come un dialogo con chi è presente in quel luogo, in quel momento della vita. Spero che chi verrà a sentirmi sia aperto a voler partecipare e spero che i presenti siano presenti.

Hai curato la Playlist in esclusiva per i lettori di Harper’s Bazaar come Music Director del mese di Aprile, come la descriveresti?

Ho scelto le canzoni che mi hanno fatto appassionare alle voci. È una playlist a cui ho dato peso, perché si parla dei miei fondamenti. Ho inserito anche dei recenti ascolti che mi hanno appassionata e travolta, insieme ai miei preferiti. Non riesco a fare le cose senza dare un valore e questa selezione di canzoni è importante anche per questo.